25.02 Il solito sogno-disastro

Stamattina mi sono svegliato con la netta impressione di aver vagato parecchio “qua e là” durante i sogni. E difatti…

Il sogno è iniziato quando ero piccolo, intorno ai 7/8 anni. Mia sorella era piccolissima e mia madre era in casa. Avevo ricevuto per Natale, come regalo, alcuni dinosauri in miniatura con un piccoli nastro rosso infiocchettato al collo o sulla coda. La cosa fantastica è che questi piccoli dinosauri, che mi stavano nel palmo della mano, erano vivi.
Il mio preferito era un piccolo brontosauro verdone che cercava sempre di nascondersi sotto i mobili. Chissà quanto sarebbe cresciuto!!!

Come dicevo era da poco passato Natale, quindi ora di organizzarsi per Capodanno. Di colpo mi ritrovavo molto più grande. Abitavo con la mia ex compagna, la madre di mio figlio e mio figlio appunto. Ci si organizzava per trascorrere l’ultimo dell’anno da noi, invitando un po’ di gente. (Cosa che ai tempi è effettivamente accaduta.) Però qui colpo di scena: subentra come personaggio principale la mia attuale fidanza, Michela.
Che mi “storta” nell’intenzione e mi chiede di uscire con alcuni suoi amici per conoscerli ed organizzare l’ultimo dell’anno con loro.
Qui un pensiero sottile. In questo sogno sono rientrate le donne più importanti della mia vita, tranne una. Forse perché Caterina, nonostante l’aver passato 3 anni e mezzo con me (badate bene, “con me”, non insieme a me.) si è sempre rifiutata di prendere una posizione seria nella mia vita.

Ma torniamo a noi. Io e Michela andiamo ad una specie di festicciola in un locale strano in una località sconosciuta. E qui mi ritrovo in mezzo a gente sconosciuta in una lunga camerata di ospedale con una 15ina di letti tutti appoggiati alla parete destra della camerata. Michela si accomoda in un letto verso il fondo della camerata, io non conosco nessuno e mi sistemo verso l’entrata. Dopo poco mi si avvicina un tipo strano, con la faccia da psico con una t-shirt corta sulla pancia e a maniche corte.
Aveva un tatuaggio vicino all’ombelico con una grossa falce e martello rossa e cercava di attaccarmi una pezza con il comunismo. Io già di mio i comunisti non li sopporto, poi se cercano di tirarmi dentro a discorsi politici evito tranquillamente. Poi si avvicina un’altra persona e mi chiede se fossi io il “Lauf”. Io non sapevo che cavolo rispondere e me ne sono stato zitto.
Qui si interrompe la serata, per nulla di mio gradimento.

Mi sveglio dopo, nel mio letto da ospedale, solo che l’ambiente è cambiato. Mi trovo in un pub ed una bella ragazza mi sveglia piano. Io ero in mezzo ad un pub in pigiama azzurro da ospedale e ciabatte. Lei è vestita praticamente da ultimo dell’anno, con un vestito in pizzo nero che le lascia particolarmente esposto il seno in un gioco “vedo non vedo” e calze nere. Mi informa che l’ospedale è in comunicazione diretta con questo pub che curiosamente si chiama “Life” tramite un passaggio interno.
Un po’ mi vergogno della mia mise, quindi chiedo alla tipa se ci fosse modo di recuperare qualcosa di civile per uscire dal pub, visto che non ho proprio voglia di tornare in mezzo a quella gente in ospedale.

Mi porta da sua sorella in un negozio di abbigliamento vicino. Lei è vestita come la sorella, molto carina anch’essa, ma ha i capelli più corti. “Sei davvero carina”, le dico, “ma hai il viso fatto per avere i capelli più lunghi”, le ho detto. Compro del vestiario di cui non ricordo nulla, vista la compagnia che distraeva parecchio l’occhio.
Mi sento bene ed invito le due sorelle a trascorrere l’ultimo con me a casa.
La sorella del negozio di abbigliamento però mi avvisa che fuori dal negozio e da casa sua per deambulare ha necessità di una sedia a rotelle particolare. Mi mostra un filmato sul telefono e vedo questo marchingegno enorme con almeno 6 schermi sulla parte frontale rivolti verso chi la utilizza. Sembra quasi un laboratorio mobile!

La sera stessa, direi il 30 Dicembre, esco con un mio ex collega ora in pensione (nella vita reale ha passato i 70) ed andiamo a piedi in un posto a Milano, che vista la lontananza avevo sentore che fosse in periferia. Durante la camminata passiamo su una specie di costa… direi mare o lago. Passiamo davanti ad un locale aperto e ci fermiamo ad un tavolo esterno per fumare una sigaretta, anche se il mio ex collega non fuma.
Il giorno dopo, mentre mi scervello per il menù da preparare la sera stessa in attesa degli ospiti… mi accorgo che già sono le 17.00.
In casa non era pronto nulla, sul fuoco assolutamente zero.
Sento il mio collega pensionato, le mie ospiti e tutti gli invitati e decidiamo di passare l’ultimo dell’anno nel posto in “periferia di Milano” della sera prima. Ci incamminiamo anche questa volta a piedi. Ci siamo io, il mio collega, le due sorelle carucce con “capelli corti” seduta al suo laboratorio mobile, ed un po’ di altra gente.
Passiamo davanti al locale dove io ed il mio collega ci siamo fermati a fumare la sera prima. Hanno cambiato l’interno. Ora all’ingresso troneggia una palma finta bianca illuminata di rosso che cambia forma meccanicamente. Orrenda.
E nel salone un cantante ingellato ed occhialuto, con una chitarra classica in mano, intratteneva gli ospiti cantando una canzone di Lino Banfi (imitandolo bene tra l’altro)(E no: non era la classica “E benvenuti a sti frocioni…” Nel testo nominava un cantante famoso, ma posso mica ricordarmi tutto io. Chiedete a Banfi)

Il proprietario del locale ci dice che ora non si può fumare nel locale, nemmeno fuori. Ma quella che pareva sua moglie ci invita prendere un caffè. Gentili, ma io odio il caffè e rispondo “Naaa, sto bene così”.
Ma il mio collega pensionato accetta e ci accomodiamo ai tavoli esterni. Qualcuno mi chiede dove si trovi il ristorante scelto per il cenone ed io giro la domanda al collega. “E’ fuori Milano, in via dal Mare”. Risponde.

Ci rimettiamo in viaggio e prendiamo anche un mezzo di trasporto. Viste le lunghe e profonde scale mobili sembrava una metropolitana. Quando usciamo all’esterno la giornata è calda e luminosa. Una scala mobile era guasta.
All’esterno il clima è diverso. Fa caldo, molto. Tra i marciapiedi erbosi a tratti ci sono un sacco di piccoli roditori che sgranocchiano cose. Tipo Gerbilli. I gatti sono pochissimi ed hanno quasi tutti al collo una specie di collare egizio che gli impedisce i movimenti. Però è più stretto.
Io schermo il solo per un attimo con la mano sinistra e noto al mio anulare un anello d’oro giallo. Che mai ho avuto, non essendomi mai sposato ed avendo sempre preferito l’oro bianco. E’ orribile, spesso, non chiuso ed ha vagamente la forma di amo.
Poco dopo vedo sbucare una gallina da un piccolo cespuglio. Ha paura e mette fuori la testa piano piano. Solo che non si avvede che lì a fianco un bel gatto grigio ha già spalancato le fauci e gli sta misurando il collo…

Qui mi sono svegliato. Non so se per l’anello o per il gatto. Vedete un po’ voi. E ieri sera ho mangiato la pizza, non chili con carne.

Ah, sì…buongiorno a tutti !!

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