Rabbia

Sono tornato a casa per qualche giorno. Ho alcune cose da sbrigare con l’assicurazione, soprattutto per i danni materiali della roba che avevo in borsa quando ho avuto l’incidente. Cioè, tutto ciò che avevo dentro si è demolito.
La cosa che mi ha reso più triste tornando a casa sono le mie piante fuori. Ai bonsai dentro ed alle piante da casa ci sta pensando mio figlio e sua madre, ma non posso chiedere loro di pensare al gardening intensivo di inizio stagione. Ci dovrò pensare io. Se mi perdessi un anno di verde tra balconi e ballatoi sarei ancora più triste, perciò mi metterò sotto. Piano, piano. Domani.

Devo aggiungere acqua nuova alle mie tartarughe dell’acquario, è troppo bassa. Ma chi le cura non ha la sensibilità che ho io. Semplicemente perché non le ha crescite. Non le ha tenute in mano, quelle africane, quando erano cucciole e mi stavano tutte nel palmo. Ora fanno fatica a starci singolarmente tra entrambe le mani. Anni d’amore. E poi faccio fatica a capire se stiano mangiando abbastanza, se i ritmi buio e luce siano corretti. Un po’ come quelle che ho in camera. Ok, sono vive, ma in modo corretto!? Che rabbia.

Poi c’è l’Inail. Che essendo in infortunio sul lavoro (in itinere, stavo tornando a casa quella sera), dovrebbe pensare al mio stipendio. E lo sta facendo a modo loro. Cioè, dopo un mese e mezzo non ho ancora percepito un cavolo. Bah, anche qui rabbia. Al telefono loro sono sempre calmi, tranquilli, distaccati. In trincea ci sono io.
Più che altro dentro una trincea dalla quale da solo non posso manco uscire. E questa è una di quelle cose che mi fa incazzare di più. Sono sempre stato ultra indipendente. Ero ora!? Rabbia. Il dover chiedere per me è rabbia, poiché mi hanno insegnato a non farlo. Ho imparato a non farlo e quindi non lo faccio.
Do indicazioni di massima, distaccato. Quasi a caso. Ma dentro ci muoio sia per dover chiedere, sia per non poter chiedere ciò di cui ho bisogno.

Martedì sera torno su a Brescia. Resta che manco lì sono sereno. Mi sento in gabbia. Una gabbia fatta di stampelle, del non poter uscire quando mi va, del non passeggiare con il sole in faccia. Del non avere nulla da fare se non rimuginare rabbia. Il non poter fare le cose come voglio, quando voglio ed alla mia maniera mi rende livido e perennemente incazzato. Ho voglia di vedere gente, di ridere, di impegnarmi. Ed invece di sfogarmi mi tocca ingoiare tutto ed essere prigioniero contro voglia. Perché purtroppo anche chi hai vicino, se tu non sai chiedere, ti rende prigioniero a sua insaputa.

Passerà. Spero presto. Venerdì prossimo ho le (ultime, spero) lastre per la tibia. La settimana dopo (l’ultima, spero) visita di controllo. E poi passeremo al ginocchio. Che mi inquieta mica poco. Fa dei rumori assurdi e mi fa venire una rabbia mista a nausea che mi tira fuori un senso di impotenza orrendo.
Mi fa schifo il mio ginocchio. Non lo voglio più.

Ora sono qui a casa mia sul letto bastardo rasoterra che cerco di vincere la rabbia scrivendo. Giuro che sfascerei tutto. Ma non servirebbe a nulla comunque, poiché so bene che dopo pochi istanti di liberazione, mi salterebbe addosso quel senso di “sei un’idiota, hai scassato tutto” che moltiplicherebbe la rabbia venti volte tanto. Forse per la rabbia non c’è via di uscita, se non quella di non caderci dentro e chiudere gli occhi. Perché quando lo fai, riapri gli occhi ed è solo peggio.

Buona serata.

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35 thoughts on “Rabbia”

      1. Il motto e’ : “restare accesi”! Io sto dosando la trasparenza, mi spiego: evito rotture sotto tutti gli aspetti, slolom ! ci sono per le persone piu’ care al cento per cento, per gli assillanti, i lamentosi e gli inetti tento la carta della trasparenza!! Buon pomeriggio,65Luna

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      2. Trasparenti come cera vicina alla fiamma? Non bruciare e non diventare duri… Potrebbe funzionare con tutti. Basta funzioni anche per me. Sono il più difficile. Ciao Luna e buona sera. 🙂

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    1. Capito… mmhhhh, da te me lo aspettavo. Chissà perché. Siamo anime immote. Ci rispettiamo tanto, ci odiamo tanto poco. Ma non abbiamo ancora capito molto del sentiero. A me si è confusa la mappa. Ero lanciato in una direzione specifica. Forse il destino ha pensato: “Ehi, pirla. Dove vai?!” Non ho potuto che cambiare strada. Ma non vedo l’ora di riprendere a camminare.

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      1. Te l’aspettavi che ero così testa di cazzo eh? Sull’odiarmi…magari mi odiassi poco…ci son giornate che mi sto molto sul cazzo…e nonostante ciò sono orgogliosa e non riesco mai a farmi aiutare…eppure ci sto provando…Sul resto, invece, io sono credente, anche se non praticante e non ci credo al caso…la strada la troverai, magari l’hai già trovata. Un prete che conoscevo diceva che Dio te mena da fermo e che c’ha il tom tom, sempre pronto a ricalcolare il percorso quando sbagliamo strada. So che non sei credente e magari a te sembrano tutte cazzate e rispetto il tuo pensiero, ma chissà, nella vita si cambia…

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      2. Ahahahaha!!! Testa di cavolo un poco sì. Eddai, manco ho voglia di giustificarmi. Mi basta leggerti. Chi ha un cuore grande, è testa di cavolo a priori. E tu hai un cuore grande. Ahahaha!! Io non credo, ma non è colpa mia. ^_^ Ahahaha !! Che paraculo. Ho una formazione scientifica irrazionale e quando mi parlano di Dio sparo risposte freddissime alla “The Big Bang Theory” (Il telefilm, intendo) Se Hawking credesse in Dio ne rimarrei davvero stupito. Da entrambi, intendo. Io non credo pe’ gnente alle coincidenze. Quindi il mio “Tum Tum” (il mio navigatore dentro il petto) sta ricalcolando il percorso.
        Magari rimarrò folgorato sulla via per Damasco come San Paolo. Ma non mi pare un bel posto per ora. Più che altro lì ti beccano i cecchini, temo. Però rispetto il pensiero delle altre persone. Quando non mi parte un sarcasmo di merda (che francamente odio a tratti, come le righe dell’autostrada).

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      3. Il bello che “in the meantime” sono riuscito a scrivere un post con Gesù e youporn nello stesso capoverso, però senza dire nulla di che. E soprattutto prima di leggere il tuo commento. Io a volte uso una battuta di Sheldon, quando Michela si lamenta del fatto che non le dica mai che la ami…”Io sono un fisico, non un hippy”. Fortuna che lei ride, anche se sono un chimico annoiato dalla chimica. Preferisco la fisica. Ma se a 20 anni avessi detto “voglio studiare fisica quantistica” mi avrebbero massacrato. Ai tempi sarebbe stato come dire “Io credo nella vita su un pianeta in orbita attorno a Proxima Centauri”. Tutti in infradito e chissene delle variazioni dell’orbita radiale. Penso che su un pianeta simile ci siano giornate e stagioni bislacche.

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      4. Ahahahaha !!! E’ vero!!! Che bella donzella simpatica, eh?! Oddio… Un Tom Tom è meno silenzioso e più simpatico. Sai cosa penso a volte? Che quello che mi è successo mi renderà, forse, più umano. Lo sai chi mi ha fatto male e reso refrattario. Ho una paura fottuta di chiedere e lasciarmi andare. Non come Sheldon. Io dalla mia ho un Nichilismo Elitario falsissimo, ma che rappresenta una casa sicura e calda. O fredda e che mi smorza. Devo ancora capirlo. E non ho paura di lei, ha degli occhioni a forma di cuore che sciolgono. Ho paura di me e delle minchiate che mi invento per ritrosia.

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      5. Me lo auguro anche io.
        Un casino assoluto. Vedrai. Ahahahaha !!! Ciao Blu… sto leggendo Bloggers, che è un po’ che faccio la “figa di legno” e scrivo e basta. Blahhhhh, non è da me. Scrivere cazzate come commento è una mission per me.

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      6. Col cuore sempre, ma una certa dose di cazzeggio ce l’ho anch’io, ricordati che so’ romana de roma, dove si è cazzari pe’ nascita…ed è per questo che i cazzari li capisco ed apprezzo 😉 tu sei un pò minchione a volte, ma sai essere anche profondo e soprattutto sei sempre spontaneo e te stesso e questo è un gran pregio!

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      7. Ok minchione no, hai ragione, almeno non lo dicevo in quel senso, ma un pò come cazzaro e poi a volte un pò sborone o meglio finto sborone che non ci credi manco te…in questo ti ci rivedi???😜

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  1. Penso che la voglia di gridare e spaccare tutto prenda chiunque prima o poi, e tu devi anche reagire a qualcosa di emotivamente molto forte, d’accordo non “arrendersi”! alla rabbia però bisogna in qualche modo accoglierla penso, per poi poterla superare davvero

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    1. Sai cosa? Penso e credo che “l’emotivamente molto forte” dell’inizio, il sentirmi colpito, in volo e poi atterrare su un palo, sia passato. Per fortuna. Non mi sono mai incavolato con la persona alla guida. Non mi ha visto, punto. Merda, succede. Ora la rabbia è legata ad uno stato che non voglio. Impietoso blocco, chiusura fisica. E la mente ne soffre un botto. Vorrei una vita comune che mi stavo costruendo con impegno: lavoro duro, casini con gli amici, una vita affettiva normale, palestra insensata per sentirmi vivo, il pianificare le mie piante per la prossima stagione. E tutti i progetti accantonati. Che noia fulgida e dolorosa.

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      1. No certo ma con emotivamente forte non parlavo tanto della rabbia (tra l’altro non avevo capito che centrasse un’altra persona), quanto alla paura retrospettiva e tutti gli altri sentimenti che penso si accompagnino a un evento scioccante (penso a quando ho avuto un’operazioncina minuscola, davvero una sciocchezza, eppure…). Poi certo, immagino benissimo subentri anche la noia e il senso di sentirsi bloccati e quasi in prigione. Coraggio, la mente comunque mi sembra molto attiva, non lasciarla frenare, il resto tornerà!

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      2. Beh, non credo ch’io possa dire che c’entrino altre persone fino a quando non sistemi questa. La testa. Ora è quella che mi reca più cagione. Du palle!! “il guerrier ch’entro mi rugge” si sente senza divisa. E’un percorso da fare. Andavo a 100 all’ora con la testa e con l’impegno. Ma ero a piedi. Mi hanno beccato a 70. Ora i 30 che restano sono flebili e soffusi. Vorrei correre di nuovo.

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  2. Non far scorrere sangue a causa della rabbia. Ma fai scorrere inchiostro come solo tu sai fare!
    Ci sta. È un sentimento legittimo. Peccato che ti faccia solo altro male.
    Rilassati con le piante e le tue tartarughe.
    Devia l’attenzione verso cose piacevoli.
    Torneranno ancora i tempi delle uscite e delle risate.
    Se rifletti un attimo sul volo che hai fatto………
    Dai, Fabio, si aggiusta tutto. Con calma.
    E ricordati, imparare a chiedere, fa guarire prima.
    Consiglio professionale e da amica. Capito?

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    1. Capito sì. Ma sono cresciuto a morsi ed abituato a piccole conquiste personali. Il problema non è il volo e nemmeno l’atterraggio. Ora il nemico è la testa scocciata ed il cuore che vorrebbe correre verso altre “sfide” e risate. Arriveranno. Sì, ma che palle!!

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  3. Hai detto una cosa che mi ha colpito:”anche chi ti sta vicino, se non sai chiedere, ti rende prigioniero a sua insaputa”. Prigioniero di cosa? Che intendi? Secondo te cosa vuol dire comprensione?

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    1. Sai, credo che non sia semplice condividere la propria vita con un’altra persona. Non è una pura questione di cuore. Quando non hai più 20 anni, o ti lanci senza paura e ti mostri, o hai timore. Io sono diretto, casinista, deciso. Il male dell’Amore che ho incontrato? Persone zitte che ti perdonano tutto. Perché tu sei quello strano, ma creativo. Il male assoluto? Quando cedi ed hai bisogno, loro non ci sono. Ti hanno idealizzato e cade tutto. L’Amore è una cosa da formiche, altrimenti sei forte.

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      1. Ho rimuginato un po’ sulla tua risposta. Mi sembra vero quello che dici. Ci vuole forza a sostenere gli altri, bisogna ingoiare il rospo, ignorare se stessi. La cosa ironica è che questo tipo di forza può passare inosservata di frequente e richiede un enorme sforzo interiore.

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      2. Più che sforzo interiore credo ci voglia una visione più “alta”… o bassa. Perché a volte la vera altezza delle cose la puoi giudicare solo da terra. Credo che l’ignorare noi stessi in modo coerente funzioni solo avendo una buona stima di noi stessi. Il cemento di un buon rapporto di coppia è la stabilità affettiva. La nostra. (Ne è uscita una buona riflessione da queste righe. Adoro certi stimoli riflessivi. 🙂 )

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