Pasquetta. (Che fa rima con “moffetta”)

“Lui si svegliò che aveva albeggiato da poco. Amava dormire con le persiane spalancate. Delle notti piovose amava il caldo del letto ed il frenetico aritmico palpeggiare della pioggia sui vetri. Delle notti serene amava le luci dell’alba. Si sentiva parte del mondo.”

“Quella mattina si svegliò nel bel mezzo del solito sogno soprasotto. Lavorava in un ristorante cinese insieme a sua moglie, una ragazza asiatica carinissima che era socia del locale. Lui si occupava dell’accoglienza clienti e della sala, mentre al banco bar ed alla cassa c’era il fratello di sua moglie, l’altro socio. Nel ristorante avevano diversi animali: un gatto, due cani, delle tartarughe. Che giocavano tutti insieme in cucina a terra nelle pause tra i servizi. La cucina era spaziosa e fuori c’era un bel giardino. Nel sogno lui aveva una moto. Nera, alta, tipo un enduro. Tutte queste cose misteriose gli spalancarono un sorriso appena sveglio. Andò in bagno e decise poi di rimettersi a dormire, pensando alla pace trovata in quel sogno. Riuscì a mettere insieme la solita battuta orribile: ‘Beh, forse gli animali facevano parte del menù…’
Incrociò le dita sotto la nuca sopra il cuscino e si addormentò di nuovo…”

Ma mannaggia “alli meglio mortacci de te”, alle 7.39 WhatsApp mi ha svegliato di nuovo!!! Avevo silenziato diversi utenti scassaminchia, ma mi sono dimenticato di mia sorellaaaaaaa!!! E niente. Questa giornata dall’alba deliziosa si è pian piano tramutata in un gorgo di rabbia intensa, quasi viola. Era solo l’inizio.
Cercando di recuperare un po’ di grazia celestiale, ho fatto meditazione tantrica. Col cazzo, ho fatto colazione con roba verde in scatola in differenti fogge. Carciofini al vapore, fagiolini, aggiungendo 2 uova sode.
Succo di pompelmo al 100%. Però non fatto in Israele. Sapete, quel retrogusto di sangue dei prodotti israeliani mi snoia. (E via di satira politica. Un pessimo segno). Ho girovagato un po’ in rete, ho fatto ginnastica e qui mi si è accesa la luce: domani restituirò le stampelle in farmacia ed uscirò a piedi in maniera costruttiva. Evviva!!
La gioia del momento è durata poco, tipo quando guardo Youporn.
Sono cascato sul meteo e domani danno pioggia. Ma porca di quella vacca alata che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di bestemmie, pare che io abbia scelto proprio il giorno giusto per la mia rinascita ortopedica. Anzi, è il tempo che ha beccato il giorno sbagliato. Perché, ripeto perché, non piovere oggi?!?!? E sapete perché lo chiedo?

Lo hanno rifatto. Erano le 11.30 ed ho sentito un turgido tramestio di tavoli là fuori. Sulla frontiera. Tra la rabbia, la psicosi e l’omicidio.
Ho cominciato a respirare corto e veloce. Tipo parto. Cioè, me ne vado proprio.
C’era il sole, c’erano i merli, un cielo blu da favola. La probabilità in SNAI che spuntassero all’orizzonte un branco di stronzi era data a 30/1. Eppure.
All’inizio non c’erano bambini. Però gli adulti hanno coperto anche quella nicchia evolutiva trasformandosi in cose ben peggiori.
“Volete l’agnello o il capretto??”
–“La pecorinaaaa!!”
E via di risate grasse, versi e pernacchie. A una certa pensavo ci fossero là in mezzo pure Giorgio Bracardi e Pippo Franco. Il “Bagaglino” in confronto era cosa meno pecoreccia. “Va beh, mi becco sta sarabanda di comicità” ho pensato. “Quando finiranno le pecore ed il vino, se ne andranno”.
Dolce l’uva, eh?!
Dopo un’ora, nonostante le Sennheiser completamente coprenti e la musica a palla, ho sentito dei rumori strani. Come provenire da un’altra dimensione.
No, la tavolata non era stata inghiottita da un buco nero. Erano arrivati i minions di quella gente. I bambini di ieri. I cavalieri dell’orchite.

La mia fuga precipitosa nel bunker a Berlino, stavolta è stata resa vana, in un primo tempo, non da “mamma senti gli zoccoli dei cavalli”, ma da un suono che ieri ho io evocato. Il pallone. Ma mannaggia a me ed a quello che ho scritto. E’ iniziata una strana partita a pallavolo mista tra grandi e bambini, ma con regole particolarissime. Innanzitutto i bambini hanno cominciato ad urlare: “Giochiamo a palla-diavolooooo!!”, che già di per sé, a Pasqua, è l’ideale.
Poi si sono messi a picchiare pallonate sul muro esterno. Del bagno. Di una mia amica. Senza figli. Che odia i vicini. Lì giuro che ho sorriso. Mal comune… rischio di essere colpito da una fucilata di rimbalzo.
Quindi oggi niente bunker, mi chiudo dentro, faccio finta di essere su un U-Boot tedesco classe 202 (minisommergibili, prima che mi si infili dentro gente con una palla ed una griglia) e mi immergo sotto il polo nord.
Magari passando dalla Corea. Così tiro due silurate ad una nave della Corea del Sud. Che se la prenderà con la Corea del Nord. Che morse il Trump, che picchiò il gatto, che mangiò il topo, con due testate atomiche che al mercato nero comprò.
Mi sto immergendo… salutato da una selva di:
“Mia!! Tump! Tua!! Tump! Buttati!! Scroootch!! (classico rumore di bambino che si evira sulla ghiaia). Non ci arrivo!!”
A bientot!! Hasta la Chewbacca. Siempre.

(In foto: “ditelo con i fiori”)

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