Sabato assolato Pt.I

L’ultima volta che ho utilizzato la parola “assolato” penso di essere stato alle elementari. Poi ho imparato l’inglese. E quindi, la terribile assonanza con il termine “asshole” (coglione) che utilizzano i perfidi della terra d’Albione, mi ha sempre causato sorrisi mal trattenuti in mezzo a discorsi seri.

Stamattina mi sono alzato confuso. Avevo quella buffa accozzaglia di sintomi che io chiamo “mal di tutto” e che oggi comprendeva: mal di schiena, mal di testa, mal di ginocchio, mal di pancia e palle girate.
La prima cosa che ho risolto è stato il mulino a vento pubico. Ero un poco sottosopra per via di un sogno. L’ho descritto brevemente all’amica Dina in un commento questa mattina. E probabilmente questo ha giovato un bel po’.
Ero a Napoli ad una cena di gala, eravamo in 3 su una vespa e… 🙂 Eddai, scherzo!

Napoli, cena davvero di gala. Tutti in smoking. Tavoli da circa 6 perdone cad. Io ero con un amico che ovviamente non so chi sia. Ad una certa, sto “Tizio” chiede alla cameriera che ci stava servendo di sposarlo. Lei accetta. Io rimango inebetito e parto come un razzo verso il tavolo di un altro amico poco distante per metterlo al corrente della cosa bislacca. Anche questo amico, in smoking e farfallino rosso, non so proprio chi sia.
Piombo al tavolo di “Caio” ed interrompo un discorso assolutamente serio, tant’è vero che gli altri commensali mi squadrano dalla testa ai piedi, scuotono il capo e mi danno il benservito. Chi erano gli altri commensali? Uno era “Sheldon Cooper” di “The Big Bang Theory”, ed altri 2 erano nientepopodimenoche i due arzilli ed anzianotti scommettitori di “Una poltrona per due”. Quelli che per un dollaro hanno rovinato la vita di uno dei personaggi principali, avete presente? Ecco. Già quel film lo sopporto poco, e lo ricordo con piacere solo perché, da ragazzino, mi ha dato la possibilità di ammirare le tette di Jamie Lee Curtis.
E questi due personaggi si permettono pure di cacciarmi dal tavolo per la mia indisciplina ed il galateo assente? Nel prossimo sogno, se dovessi ribeccarvi, mi metterò le dita nel naso e farò mooolto di peggio, sapevatelo! Non con le dita, di peggio, intendo. A tutto c’è un limite.

Ma vabbè. Cacciato dal tavolo, ho fatto un giro per le varie sale. In una di queste c’era… ehm. Mo come ve lo spiego? Qualcuno di voi ha presente lo Sputnik 2 e la cagnetta spaziale Laika? Io l’ho vista a Mosca. Lei, imbalsamata dentro lo Sputnik 2. Ecco, la scena mi ricordava quella. C’era una sala enorme e poco illuminata, come se fosse circondata da vecchi tendoni da cinema. (Vi ricordate da piccoli la meraviglia di scostarli ed entrare in sala?). Solo che al centro della stanza c’era una capsula spaziale con il fronte in vetro e con all’interno un’astronatuta. Tuta spaziale americana, accento russo al 100&, molto carina e molto commossa.
La sua capsula era chiusa da enormi zip… tipo quelle dei piumini, ma giganti.
Abbiamo scambiato poche parole da dentro a fuori. Poi lei ha aperto una di quelle zip, mi ha passato un cagnolino bianco, mi ha fatto promettere che l’avrei amato per il resto dei suoi giorni e si è isolata completamente dall’esterno, scurendo i vetri. Nella mia testa ho capito che stava per decollare. Certo, da un ristorante a Napoli con una capsula spaziale. Manco a Capodanno dai Quartieri…
A parte il togliere sicuramente i peperoni crudi dalla dieta almeno la sera, mi è rimasto addosso per un’oretta un magone allucinante. Ecco il perché del risveglio incasinato.

Ok, mi sono dilungato a sufficienza, ma mi serviva il gettare fuori tutto.
Ora ho da fare un paio di cose qui in casa, poi vi racconterò che ho combinato con il sole questa mattina. 🙂
A dopo!!

Love & Keats
keats

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