Lowrider Pt.II

Eccomi qui. Che stavamo dicendo? Ah, sì. I miei gusti in fatto di auto. 🙂 Ho già scritto 2 o 3 post riguardo. Uno era addirittura un TAG.
Non ho mai avuto una macchina nuova in vita mia. Fatta eccezione di quando lavoravo come commerciale esterno, e le società mi mettevano a disposizione auto nuove di pacca. E che auto. Bleahhhh!!!
Ok, ok, erano auto rispettabilissime e costose, ma non andavano certo ad incontrare i miei gusti. Non è che io sia fissato con una certa tipologia di auto. Berlina, station W. o altro. Anche se le mie macchine personali sono state quasi tutte dei coupè. E’ che mi piacciono le auto particolari! E purtroppo, ai giorni nostri, di “cose strane” ne circolano poche.
Non vi nascondo che esemplari tipo Infinity Q30 o Toyota C-HR mi piacciono un sacco. Ma costano di conseguenza. In tutta sincerità non so quando e quanto quelli dell’assicurazione mi pagheranno per l’incidente, ma non vorrei buttare lì troppo per una quattroruote. Essenzialmente e come sempre, le strade sarebbero 2. Un usato recente o … pane, amore e fantasia. Ahahahah!! Le mie soluzioni alternative allucinanti.
Qualche anno fa mi ero talmente innamorato delle linee della Rover coupè “Tomcat”, il 2.000 turbo, che ne ho comprata una con la carrozeria demolita, ma con il motore perfetto e l’ho mixata con una sorella identica. Ma con la carrozzeria perfetta ed il motore fuso. Spesa totale ? Sotto i 1.000 euro.
Dopo un paio di anni, cambio di lavoro ed auto nuova a disposizione, perciò quella è diventata inutile. E costosa, visto che tra bollo ed assicurazione, avendola portata a 240 cv, mi costava non poco. Quindi l’ho data via.
Amo le auto di una certa età. Aprire il cofano e poter infilare le mani ovunque. Mica come le auto di adesso… Tutto bloccato dalla plastica. Bah!
Se dovessi prendere un’auto low cost, non so su cosa finirei… aiuto! Se mi partisse l’embolo sarebbero dolori. Una Celica? Un’Impreza?
Se fosse un usato recente, invece… mi piacerebbe questa:

c4 c

Citroën C4 Cactus! Vi piace? A me un sacco! E’ particolare, unica. E ha il sedere come quello della Merkel. Quindi se tornasse Berlusconi al governo, magari non ci pagherei manco il bollo. 🙂

Scherzi a parte, un’auto servirebbe proprio. In 20 minuti sarei al lavoro, senza sprecare 3 ore di vita tutti i santi giorni. Vi terrò informati!
Ora vi lascio un’altra versione della caznone del post precedente. E’ una cover suonata dai KoЯn. Il groove è ancora più intenso grazie alla cornamusa. Peccato che duri solo un minuto, ma se l’ascolterete in loop, potreste farla durare a piacimento!

“Fabio?! Ok le canzoni, ma sei partito dalle lowrider americane anni ’50 e sei finito su una Citroën Cactus… non capisco.”
–“Eddai, ovvio che il mio sogno sarebbe quello di girare con una cabrio made in USA anni ’50, mi ci lasci lavorare sopra?”
“Seeeee! Con quello che costano! Il tuo è solo un sogno!”
–“Può darsi. Ma sognare non costa nulla.”

Bisous!! ^_^

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25 thoughts on “Lowrider Pt.II”

  1. Io odio le hogan però quelle classiche, gli stivaletti alti con il tacco ne ho un paio, molto comodi… Sono perdonata? E in fatto di auto, come si dice qui a Roma, sono una pariolina… Mi piacciono le auto fighette… Fosse per me mi farei un Audi! Male male?

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    1. Qui a Milano le Hogan sono le scarpe dei “pettinati”, e penso che a Roma cambi poco. Per me, con le scarpe, è come per le auto. Mi piacciono strane. Non mi metto contro una marca totalmente e solo per presa di posizione, ma le cose standard mi annoiano un sacco. Ecco, il 90% dei modelli da uomo Hogan sono iper standard. Io, tra le decine di scarpe che ho (non so che farci, adoro le scarpe), ho anche dei marchi mainstream, tipo Adidas o Nike. Ma sono modelli particolari. Per non parlarti delle Frankie Morello tipo sneakers argento e oro lucide. Ahahahaha!!
      L’Audi è un gran mezzo, ma non mi starebbe bene addosso. Per due volte mi è capitato di avere come auto aziendale una BMW. Con gli amici che mi dicevano “Ueee, finalmente ti sei fatto una macchina seria”. Eppure, a pelle, non era cosa per me. Serie 3 ordinaria. Uff, che noia. Pure il colore. Prima o poi comprerò un cavallo ed una mongolfiera. Ahahaha!!!

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      1. La moda mainstream mi annoia. Essendo consulente, mi vesto da ufficio ma sono sempre alla ricerca della camicia bianca si ma non quella standard, il pantalone e la giacca ok ma non taglio classico e così via… Per le sneakers concordo, pensa che solitamente le compro ad un negozio fighissimo a Fabriano (dove ho un cliente) perché portano cose strane. Per ora come macchina ho la lancia Y della mamma con tutte e due le fiancate provate, povera macchina. Alla fine vivendo a Roma finirò per farmi una Smart, l’unico modo per sopravvivere a questa città. Alla fine molti si definiscono con la macchina e le cose che hanno… E no, diciamo che c’è qualcosa che non va!

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      2. Ehhhh! Beh, sul “lavoro che ha” siamo d’accordo. Se potessi farei tutt’altro. Magari mi organizzerò. Sul vestiario, non so… Metto solo cose che mi piacciono e secondo me che mi rispecchiano. Ovviamente fuori dal lavoro. Non mi vesto come il personaggio che vorrei essere, mi vesto come sono. Tipo le mie camicie hawaiane…

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      3. Giusto così, per me l’abito fa il monaco. Oltre l’abbigliamento a me colpisce il modo di camminare, di gesticolare, di porsi all’altro. Insomma il solo osservare le persone ti dice tanto di chi sono.

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      4. Assolutamente sì. Infatti si dice che il linguaggio verbale, rispetto a quanto si trasmette con tutto il resto, comunica solo il 30% della propria personalità. Beh, poi c’è la componente “pelle”. A volte mi stanno sul cazzo le persone a prima vista e parte la caccia interiore per comprendere il perché. Magari senza nemmeno conoscere minimamente la persona.

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      5. Io avverto subito, da lontano, la puzza di ego gigantesco e la evito. Se è un cliente invece, chiedo a me stessa di mantenere la calma perché già lo so che mi farà girare le scatole.

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      6. Non so… A volte con chi ha un ego gigantesco ci si può giocare tranquillamente. Sono talmente pieni di sé, che non s’accorgono nemmeno delle cazzate che dicono e di come appaiano veramente. Perché, anche sul lavoro, mi è capitata gente davvero preparatissima. Su una cosa. Come escono dal seminato si impanicano. Son 20 anni che faccio il commerciale e dai clienti ne ho subite un po’ di ogni, ma è difficle che perda la calma. Soprattutto perché non serve. Facile dirlo ora, eh?! Esperienza. Durante i primi tempi… uhhhh!

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      7. Io a lavoro sono costantemente in giacca e cravatta. Però, quando posso… 🙂
        Nella vita di tutti i giorni sono piuttosto vario, dipende dal momento. Non ho un dress code personale da seguire alla lettera. Armadio enorme= pesco.
        Mi piacciono le cose particolari, anche addosso alle persone donano “quel non so che” che distingue. Completa.
        Ho abitato a Roma qualche mese e da milanese ti dico che guidare lì è stato divertentissimo. Stesso numero di auto, strade larghe il triplo. Ho ancora dei bellissimi ricordi della Gregorio VII, se non sbaglio il nome. La usavo per spostarmi tra l’Aurelia, dove avevo l’albergo, e l’EUR. Una pista di kart. Fantastica! Ok, la gente guida un po’ così e parcheggia un po’ cosà, però è stato bello. Penso che a Roma avere le fiancate segnate sia normale. Se corri e fai a sportellate. 🙂

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      8. Abito sull’Aurelia antica, accanto alla Gregorio VII, pensa tu! Ho capito che strada facevi per arrivare all’eur e ci credo che ti divertivi! Però le strade non sono tutte così. Per i parcheggi, beh si potrebbe scrivere un libro.

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      9. Effettivamente sui parcheggi sì, se ne potrebbe parlare per anni. Ho visto cose… però simpatiche.
        Quello che mi è piaciuto di Roma è lo “slow down” dei ritmi. Ma non solo lavorativi, di tutto. Tralasciando per una volta la città. Sarebbe troppo mainstream parlarne.

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      10. E a noi il mainstream non ci piace! In consulenza lo slow down c’è poco però in generale, decisamente si. Una delle grandi certezze è che c’è sempre una pausa caffè in atto. Nel mio ufficio di Milano io mi sento un po’ soffocare. L’impostazione è troppo rigida. Stanno tutti, troppo fermi al loro posto.

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      11. Sì, su questo hai ragione. Soprattutto ho notato una cosa di Milano e delle aziende importanti di respiro multinazionale. Quando ci capiti le prime volte, che sia un cliente o un colloquio, pare il paradiso. Poi scopri sorrisi di facciata e tensioni interne assurde. Io ok, lavoro in una società piccola e non arriviamo a 30 persone, ma il fare su e giù per i 4 piani dell’azienda è cosa ripetibile fino a 10 volte al giorno. Preferisco il contatto con tutti. A mio parere dare/ricevere suggerimenti, oppure impartire un ordine, funziona molto meglio così. Altri colleghi, invece, sono incollati alla loro sedia. E gestiscono tutto al telefono. Gli occhi negli occhi hanno la loro importanza.

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      12. Io sono fortunata perché l’ufficio romano è di circa venti persone, una piccola famiglia e c’è calore e contatto umano.
        Poi nel mio campo solitamente i primi due anni sono molto impegnativi: sei junior e tutto ricade su di te. Poi diventano senior e tutte le frustrazioni le riversano sui poveri nuovi junior. Io sono senior e guardo con affetto alcuni altri senior, per superare la frustrazione si danno estrema importanza che neanche il Presidente della Repubblica!

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      13. Beh, sarete anche in 20 lì, ma presumo quasi tutti orientati al commerciale. Visto che mi parli di jumior e senior. Quando si è in 30, ma si hanno figure che ricoprono incarichi dalla produzione all’amministrazione, capisci che è una specie di melting pot. Una decina di incarichi diversi, uffici diversi, lotte clandestine tra reparti, colpi di stato, rappresaglie varie… Ahahaha!!! Divertente. Adoro il profumo del napalm la mattina presto…

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      14. Ahahahah! In realtà no, dai manager in su fanno il commerciale. Junior e senior “smazzano” in modo folle e disperato! Conosco bene le dinamiche interne alle società, vivendole da “esterna” a volte mi trovo a fare da psicologa!

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      15. Uhhh, bello! Così puoi carpire i segreti più nascosti delle persone in gioco e poi ricattarle quando servirà… Ahahah!!!
        Io cerco di andare d’accordo con tutti, so gestire gli scleri della gente senza reprimerli sul momento e cerco di andare d’accordo con tutti. Sono un angioletto… ^_^

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      16. Io pure, sono per il dialogo sereno e la comunicazione. Chiedo ai junior di darmi feedback su come mi comporto con loro e di dirmi se a volte risulto “fuori controllo”. Non possiamo, in nome del grado che ricopriamo, essere prepotenti con il prossimo o con quello che sta sotto di noi. Dobbiamo stare insieme tutto il giorno, la componente umana, per me, è fondamentale.

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      17. Guarda, in tutta sincerità io cerco di andare d’accordo con tutti, se queste persone hanno dimostrato il loro valore. Diciamo che cerco di capirli e chiudo un occhio. Ci sono dei colleghi a lavoro che a volte saltano per aria. I giovani perché sono giovani e non hanno esperienza (allora cerco di tranquillizzarli), un paio di coetanei perché non ci arrivano, ed hanno come il cervello diviso in due. O ridono o sono incazzati. E allora non raccolgo provocazioni. E’ un bel casino cercare di non prendersela, ma per determinate persone vale la pena di farlo. 🙂

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