Patty’s restaurant Pt. 2 di 5

—Spazio puntate precedenti—————————-
Intro: https://vondernebel.wordpress.com/2017/06/02/ricordi-pattys-restaurant-intro/
Parte 0: https://vondernebel.wordpress.com/2017/06/06/pattys-restaurant-pt-0-di-5/
Parte I: https://vondernebel.wordpress.com/2017/06/06/pattys-restaurant-pt-1-di-5/
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Fu presa da una calma feroce e da un vuoto di voci d’angeli. Tutta l’orchestra nella testa sparì, lasciandola sola davanti alla tele spenta con il fiato rotto e un forte tremore agli arti.
Piano. Passò tutto. La realtà tornò quasi quella di sempre. Ripiegata come un lenzuolo sporco sotto, ma fuori lindo, tra quattro mura domestiche. Attese sul divano il ritorno di sua madre. Tele accesa, ma pensieri persi in un bosco oscuro. Figli dell’incompletezza. Di un lavoro soltanto iniziato, di un’ansia leggera che le spingeva la paura dentro, fino ai polmoni.
Era un fascio di nervi con un sorriso malvagio. E cosi la trovò sua madre.
Patrizia balbettò quattro parole di circostanza che parevano distratte. E non lo erano affatto. Aveva la bocca secca. E faceva una gran fatica a parlare in modo normale. Ma sua madre era distratta per davvero. Come sempre. Si tolse le scarpe e si versò da bere. Come sempre.
Si voltò verso la grande porta finestra del soggiorno, guardando il sole velarsi e Patrizia le comparse alle spalle. Non vista.
La mano della madre che reggeva il bicchiere le fece quasi sbagliare il movimento. La mano, sorpresa dal colpo improvviso, perse la presa ed il bicchiere si infranse sul pavimento in cotto costoso.
Ci furono secondi di buio. Al rallentatore. Patrizia pensò di essere persa ed il suo pensiero, per un attimo, volò oltre la porta di casa. Via, verso il nulla. Persa. Con sua madre che cercava di capire che stesse succedendo. Cercando di girarsi. Tornò la luce fioca degli spettri ed il laccio le fu al collo. Adeso, con i due terminali a seguire la danza dei polsi della figlia, incrociati dietro la nuca.
Patrizia serrò forte. Sia i denti, sia le mani sul laccio, cercando di allontanare il più possibile le mani tra loro. E strattonò forte. Destra e sinistra, come a mietere il grano.
Dopo un’eternità rumorosa, sua madre si afflosciò e lei sentì tutto il suo peso morto tra le braccia. Il peso di tonnellate.
La lasciò andare a terra, ma senza farla cadere. La accompagnò senza nemmeno capirne il perché.
Pubblicità in sottofondo, dalla televisione. Una musica folle per bambini che le lasciò un sentore orrendo e fuori luogo.
Lei si accasciò a terra, tra i tremori, e scivolò a marcia indietro da seduta fino ad appoggiarsi con la schiena sul retro del divano color crema.
Vampate di caldo. Aveva ancora i denti come incollati tra loro. Chiuse gli occhi, come se questo le permettesse di respirare meglio e più profondamente. Un attimo di pace.
Un lampo. Sentì un rumore fuori luogo e riaprì le palpebre che pesavano quanto la casa stessa. Sua madre muoveva le gambe in modo innaturale ed il suo saliscendi del petto le procurò un senso profondo d’odio, che scacciò di nuovo la paura del fallimento.
La strangolò a mani nude fino a che non finì tutto. Del tutto.
La prese a sberle. Malamente. Sfogandosi. Intanto il cielo era diventato scuro, come il soggiorno.
Le prese il polso destro, quasi volesse provare i battiti e alzò l’arto inanimato. Le regalò il primo morso appena sopra il gomito. Quasi con circospezione. Con quel timore bambinesco di essere smascherati.
Affondò poi i denti con il cervello che le si agghindava a festa. Fu caldo il primo morso deciso. Sentì sé stessa ridere dentro, con la sua voce di bambina spensierata. Non ci fu spazio per pensieri se non quelli più naturali e meno controllabili del banchetto atteso da tempo immemore.
Si rese conto di essere una figlia fortunata. Leccò il sangue pigro del post mortem, come una bambina alle prese con un gelato al lampone.

…continua…

esta
(NB: secondo voi dovrei mettere il link ai capitoli precedenti prima di iniziare quello nuovo? Faciliterebbe la lettura? Fatemi sapere! ❤ )

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20 thoughts on “Patty’s restaurant Pt. 2 di 5”

  1. madoooooooooooooo che truculento…ma mi piace un casino, la morde quasi a possederla la madre? Belle le metafore”E strattonò forte. Destra e sinistra, come a mietere il grano” cazzarola, sei proprio sul pezzo, ragazzo. Si io direi di mettere il link ogni volta di tutti quelli che scrivi prima…così uno parte dall’inizio e arriva alla fine….

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    1. Ho chiesto “in giro” e mi hanno cercato di far capire il “come/cosa”. Vedremo stasera!! Magari ci riuscirò, magari no, magari fuggirò in Venezuela. Un posto rilassante, tropicale e tranquillo. Dicono si mangi da dio. Soprattutto dopo una serata in piazza con i fuochi.

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      1. Sì, ok, ma se atterrassi in aeroporto con un sorriso balzano e dicessi “Tranquilli, qui ci penso io”…
        Dopo 2 mesi, in Sicilia, comincerebbero ad arrivare dei gommoni dal Venezuela. ^_^
        Potrei aprire una onlus anche io!!!
        Soros, puoi solo accompagnare!

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    1. Grazie Giuliana!! E’ appena cominciato. La parte “intro” e la parte “0” erano solamente cappelli introduttivi. Da stasera inserirò i link, magari in maniera più aggraziata, sulla terza parte. 🙂

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