Milano 16 Agosto 2012 D.C. (Dopo Craxi)

E’ sabato pomeriggio. Un freddo sabato pomeriggio.
Gente riempie la città. Intirizzita. Batte i denti e cerca di coprirsi come meglio riesce.
Esco disgustato da un bar di Lambrate. Quel caffè sapeva di tutto tranne che di caffè. Per quel motivo avevo ordinato un punch al mandarino. Ve l’ho già detto del freddo?
Nel locale un gruppo di immigrati romani ha cercato di ordinare gesticolando cose tropicali.
“Ghe l’ho no el cus cus. Va a rumpi i ball a ca’ tua.”
Da quando la Libia ha occupato l’Italia fino alla Toscana scene del genere si ripetono continuamente.
Roma è caduta in 6 ore. Anche il Papa è andato di testa. 96 anni, 32,609 persone scomunicate a caso dall’elenco delle pagine gialle. Tra cui sé stesso ed Andreotti. Gheddafi è quasi qui.

Andreotti, leader di “Popolari e Tangestisti Italiani”, sapeva già da tempo di essere inviso al Pontefice. Forse perché la sua gobba ricorda troppo il Golgota.
Ma la situazione è del tutto fuori controllo.
Due mesi di dibattiti televisivi sulla “Raiyatollah”. Con Gheddafi che prega in ginocchio Bossi di riprendersi l’Italia ed il Papa.

Io faccio 4 passi guardando il cielo. Grigio.
Nel 2006 gli scienziati avevano previsto che il poco ozono rimasto sarebbe svanito, facendo diventare la terra un forno.
Però, durante un simposio di teste superiori, un piccolo scienziato di nome Rubbia aveva alzato il suo urlo di dolore: “Ci penso io!!”
Così, applicando la fusione fredda, aveva moltiplicato l’ozono all’infinito, trasformando la terra in un enorme freezer.
Parigi in zona artica e Gheddafi in Toscana. Il mondo è bello. Il perché non lo so.
Su Rubbia pendono ancora decine di condanne a morte, 6 spade di Damocle e qualche gatto di Schrödinger. Proprio ieri una petroliera battente bandiera milanista ha avuto una lieve collutazione con un iceberg e degli orsi polari nel porto di Genova. Ma il cavaliere ha minimizzato.

Scendo gli scalini della metro ed attendo in banchina. Polare. Uno strato freddo di sudore fuori luogo mi imperla la fronte. Faccio l’errore di passarmi una mano sopra gli occhi e l’arto mi si appiccica alla testa per il gelo.
Salgo sulla carrozza. Piena zeppa. Mi sento guardato. Sensazione strana, ma reale. Mi giro e penso: “E’ lei”.
Sguardo da cerbiatta, gambe affusolate, fianchi fasciati da tessuto aderente. Una Rosy Bindi, ma meno sfacciata.
Mi faccio largo tra la gente e le foche e cerco di raggiungerla. “E’ lei.”
Le leggo negli occhi un pensiero: “E’ lui.”
Mi avvicino e le dico: “Piccola. Cercavi me?”
“Sì. Quante fermate mancano a Loreto?”
Scendo a Loreto anche io. Perché spero di perderla nel marasma totale.
Ma me la ritrovo davanti, tornato alla luce, alla fermata del 108. Il bus che non ha capolinea.

Scendo davanti alla stazione di Lambrate, mentre lei dorme in una cappelliera con un giapponese che scatta foto.
Moglie e figli mi aspettano.
Poi ho una foglorazione. Io vivo da solo.
Con il mio cane Bettino. Sì, come Craxi.
Ma lui odia i fiori e non ha mai rubato niente a nessuno.

(—1993—)

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5 thoughts on “Milano 16 Agosto 2012 D.C. (Dopo Craxi)”

  1. No ma ascolta chi sono gli scemi che ti hanno scartato??? Falli parlare con me! Hai raccontato tutto in un modo che wow…lascia a bocca aperta. Per chi legge tra le righe c’è tutto proprio tutto. Sei fantastico lasciatelo dire!!! Il prossimo complimento sarà peggiore… preparati!

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