Patty’s restaurant Pt. 4 di ?

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La carne è stupida e non impara dal passato. Sempre pronta a vessare la pelle perché porti i segni dei suoi sbagli. Cicatrici rozze, mai una bella. Artistica. (Fabio Agnelli)

Con sua madre fu difficile anche non perdere la pazienza. Lei era ranicchiata dentro. Sua madre era sottile ed ingombrante. Aveva schifo già solo per il contatto. Paura di recidere, come a strappare una gigantografia su un grattacielo. Bolle di sapone nella testa ingorgata.
Troppo forte l’odore dalle sue mani, troppo forte l’esperienza appena passata. Nausea. Ed anche il coltello elettrico da pane risultò solo un’idiozia.
Un film nel parco negato in un’estate, una poesia pregna, piena di pensieri belli da bambina e trattata come giornale strappato, uno sguardo ed una carezza mancati. Lividi rancori in corsa. Come elastici per i propri tendini.
E mani che si rimettevano in moto con occhi spenti e gialli.
“Ormai ci sei, falla sparire.”
Il potere dei legamenti svanisce ad ossa disgiunte. E quando una persona è solo un povero puzzle rosso, non esiste più.
Farfalle che la seguivano ovunque. Farfalle blu. Schegge e scaglie. Dalla vasca da bagno. Ossa e rintocchi di gres fratturato. Da far sparire nel rosso delle condutture. Teste che si amavano prima, teste vicine adesso. In sacchi.
Soliti pezzi pregiati. Scelti.
Il cielo dei suoi genitori non godeva più delle loro ombre. Solo farfalle blu allegre a rantolare come elicotteri.

Ora aveva voglia di camminare. I tulipani dentro la testa sbocciavano di colpo sotto un sole forte, ma sorridente. Come le copertine consunte delle riviste da sposa che aveva in camera sua.
Chiamò Gaia. Poi si infilò in vasca da bagno con una bottiglia di vino presa in cantina. Vicino al freezer a pozzo.

Caldo caldo il bere bene. Le farfalle blu erano mille e lei sorrideva anche con la testa sott’acqua. Bolle. Farfalle. Fremiti semplici. Arrivò ad un punto e ci ficcò una bandiera mentale. “Non potrò mai stare meglio di così. Come una gatta con le ali”.
E rise, rise molto. Senza nemmeno sapere il perché. Ma la battuta funzionava. E le farfalle blu applaudivano volando in giro.

Tornò poi a casa senza remore e senza fragore. Aveva piovuto caldo quasi due ore prima. Gocce buone. Lei tornava camminando così così. Ridendo. La chiave per la toppa della porta blindata le pareva una fiocina de quanto era lunga. Una di quelle di suo padre al mare. Ma anche una lancia da cavaliere.
Ridendo fece un passo indietro e prese la mira come in un torneo.
E si trovò a guardare il cielo monco da sotto la tettoia dell’entrata di casa.
Vide le stelle. E da terra si vedono sempre meglio.
Scivolata. Rise ancora. Dentro e fuori. Ma qualcosa pungeva, qualcosa non obbediva alla volontà e qualcuno respirava troppo male per poter combattere. “Forse è solo sonno. Giusto che mi giri e dorma.”

esta

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8 thoughts on “Patty’s restaurant Pt. 4 di ?”

  1. “quando una persona è solo un povero puzzle rosso, non esiste più” bellissima questa metafora…io l’ho intesa come una rottura interna tremenda. Per non parlare delle farfalle … wow. Ti dico una cosa: a me questo genere di romanzi di scritti non mi appassiona ma il tuo wow, non è un racconto no. Va oltre. Io che scrivo e mi perdo in libri d’amore o saggistica mi trovo ad aspettare i capitoli del tuo romanzo che non smetteró mai di dirtelo deve essere pubblicato, visualizzato. Assolutamente non va perso così. Tu hai talento e non lo dico per fare la lecchina non è nella mia indole e lo sai. Lo dico perchè se a una come me piace un genere che non è mai piaciuto, stai facendo centro ragazzo e alla grande!!!

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    1. Ti ringrazio per tutti i complimenti. Sai? Ci ho messo un bel po’ a “lasciarmi andare” e riportare sul blog tutto quello che sta testa casinista partorisce. Lo farò ancora, come continuerò fino alla fine con questo vecchio racconto. 🙂 🙂

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