Patty’s restaurant Pt. 7 di ?

Patty’s restaurant Pt. 6 di ?

Patty’s restaurant Pt. 5 di ?

Patty’s restaurant: intermezzo.

Patty’s restaurant Pt. 4 di ?

Patty’s restaurant Pt. 3 di 5

Patty’s restaurant Pt. 2 di 5

Patty’s restaurant Pt. 1 di 5

Patty’s restaurant Pt. 0 di 5

Ricordi: “Patty’s restaurant”. Intro.

 

Il giorno dopo replicarono. A lui il cuore scintillava. Lei era troppo occupata a tenere botta alle voci nella testa ed aveva voglia di fare. Fare e fuori casa. Un pranzo sull’erba. Sole, per svilire le cime buie degli abeti nella testa che chiacchieravano ad ogni spinta del vento. Lui portò i plaid quasi in volo. E tutto il nécessaire per farla star bene. Cuscini, pane, dolci, vino rosso ed il suo cuore su un piatto d’argento. Un’offerta spontanea alla sua Dea.
Lei pensò a quasi tutto il cibo. Molta la roba avanzata dal giorno precedente e da quello prima ancora.

A fine giornata lui la scortò a casa. Era luminosa, quasi felice. Lui cercò goffamente di entrare, senza sapere nemmeno il perché. Si sentì perso nell’ingresso. Fuori luogo di colpo. Lei lo capì, le sorrise la testa.
Lo baciò piano e lo rimandò a casa. Stanca, era troppo stanca. Le voci correvano dentro ed ascoltarle tutte è sempre un mestiere furibondo che fa crollare di colpo.

Si sdraiò sul divano. Ripercorse per l’ennesima volta la scena con sua madre. Cercò del vino rosso. Ed a scena conclusa, si mise malamente nella stessa posizione di lei quella sera. La luce era quasi la stessa. La rivide da dietro, giusto con i capelli più scuri ed una gamba insicura. Annuì con la testa e cercò la pace.
Diniego. Scosse il capo. Le voci strascicavano piano, ma convulse. E la gamba ingessata le prudeva malamente. Il suo sorriso serrò i denti, lei cercò di renderlo rigoglioso, ma l’ansia delle voci glielo fece perdere di colpo. Quando era quasi buio.
Decise di continuare ad intorpidirsi per vincere la battaglia contro il canto nella testa. Ancora vino, ancora una pastiglia. Una pozione magica come il riflesso del sole in una pozzanghera. Si distese di nuovo e recuperò un libro fresco lasciato a metà che l’aveva emozionata non poco.
Personaggi stupidi, come protagonista un’inetta sofisticata, storia che non stava in piedi, nausea. Le voci reclamavano odio verso tutti. Non riusciva a trovare la concentrazione. E, ad un accenno di solletico al braccio che la colpì come il morso di un alligatore, lanciò il libro via.

Si toccò il braccio e saltò per la sorpresa. Aveva toccato qualcosa di solido. Duro, veloce. Che aveva lasciato una scia solida di fastidio sulla sua pelle.
Silenzio improvviso nei pensieri. Luci accese a giorno. Si scosse forte davanti allo specchio, per la paura di avere qualcosa addosso. Ma nulla.
Fece 4 passi sghembi per tornare al divano, raccogliendo prima il libro lanciato e vide un insetto veloce a terra. Fuggiva verso lo zoccolino di legno del soggiorno. Non trovando spazio, cominciò a percorrere il perimetro della stanza. Per poi deviare di colpo verso il nulla.
Era una Forbicina. Che si rifugiò presto sotto una delle poltrone del soggiorno.
Pesante, in pelle. Non avrebbe potuto certo spostarla. Lasciò perdere. Aveva bisogno di dormire e sorridere. Altro vino, altri tondi bianchi per il dolore e si accostò ai cuscini del divano. Vestita.

esta

 

 

 

 

 

 

 

 

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