#OldSchool: il manifesto dell’anti estetismo.

Miss Freud: “Questo me l’ero perso. In che anno lo hai scritto?”
Io: “Mhhhh, penso 2007”
MF: “Quindi prima di cominciare con i tentativi di colpi di stato in nazioni a caso…”
Io: “Ohhh, yes!”
MF: “In questa immagine cosa ci vedi?”
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Io: “Due gnomi che si danno il cinque perché hanno appena occupato militarmente il Fantabosco.”
MF: “E Tonio Cartonio?”
Io: “A testa in giù in Piazza Loreto insieme alla Strega Salamandra.”

Scherzi a parte. Nel 2007 ho scritto il “Manifesto dell’anti estetismo” sul forum dei Poeti. Non so che mi passava per la testa. Forse il Frecciarossa.
Beh, sempre meglio che nel sedere, no?!
E’ un post lungo, quindi se beccherò commenti tipo [tl;dr] vi capirò bene.
Non ho potuto fare come i Futuristi e pubblicarlo sul “Corriere” altrimenti sarei ancora in giro a vendere il mio corpo a caso.

Ora ve lo lascio così com’è. Affari vostri. Io mi sono persino stufato di mandarmi affanculo. 🙂 Vi lovvo già ora, dopo mi vergognerei. ❤ ❤ ❤

“Manifesto dell’ anti-estetismo.

Ecco a voi. Il Disincanto e la Decadenza del diciannovesimo secolo impastata con la Perdizione e la Menzogna del ventesimo secolo.

Dio forse esiste, ma intrappolati all’interno di questo pianeta vivono decine di miliardi di esseri viventi. Animali e non. Le forme di vita non si giudicano, sarebbe un errore marchiamo. Perciò il contributo di un “forse-dio”, diviso per ognuno di noi respiranti, diventa trascurabile per davvero. La variabile dio nell’atto di respirare è quindi tralasciabile. Anche in relazione alla durata media della vita di ogni essere vivente rispetto alla storia del pianeta. Se esistesse una creatura così superiore da poter mettere mano su ogni storia si sceglierebbe un altro mestiere. Altrimenti sarebbe una punizione. Di dei più grandi? O una parafilia.

L’Artista non è il creatore di cose belle, ma sublima le sue emozioni. Suo compito è il ripescare verità che spesso egli stesso si nega, poiché fanno troppo male. Il reale, e quindi definitivo, è il solo orizzonte presente.
Ciò che è reale, è vero. Anche quando è truculento, orrido e non fa dormire la notte. Il renderlo opera d’arte è nostro compito, sebbene scomodo oltremodo.

Il critico è chi ci migliora e corregge. Non nella forma, ma nel poter comprendere che l’unica via è la realtà. Nessuna cosa deve essere coperta o nascosta. Solo riportando la realtà potremmo comprenderci l’un l’altro ed essere liberi da falsità e stereotipi, che la moderna società impone.

Non ci sono brutti significati nella realtà, solo persone ed accadimenti diversi che si esprimono. Coloro i quali correggono abitualmente il reale per interesse o disprezzo, errano.

La speranza non esiste. E’ solo un modo di distaccarsi dal reale e cercare una via di uscita, quando si è inteso male che il quieto vivere non abbisogna di cose lucenti. C’è da essere talpe. Scavare nell’umido e accontentarsi di carote. Esiste il desiderio di miglioria, sempre che non vada a cozzare con l’essere sé stessi. Il lavoro è, con l’impegno, l’unica merce di scambio con il tempo.

L’Arte umana non è perfetta. Viviamo, decadiamo, cessiamo di essere mortali. Del “dopo” possiamo solo immaginare con strutture creative, ma non con la speranza. Quando sarà, ci penseremo. L’Arte spesso ci sorpassa in durata, ma mai cercare la perfezione. Non esiste. Se l’Arte fosse dio, il cercare più moneta modificando le proprie opere sarebbe paganesimo corrotto. Mai, quindi, deridere l’Arte di una persona che ce ne renda partecipi. Non siamo tutti uguali quando piove. E spesso l’anima resta bagnata e scossa. Lo sforzo spesso è immane ed il coraggio pure. L’Arte di ognuno segue il percorso di ognuno, cercate di comprenderne sforzo, coraggio e significato.

L’Arte dona libertà, se il critico è un vero critico o chi la segue ha il cuore scevro da parossismi moderni e false circostanze. Altrimenti si trasforma in una giostra. Un soldo per un altro giro.

Dell’Artista che dire

Moralmente è reale perciò assolutamente libero, scomodo ed anche morboso. Queste sono possibilità che la realtà contempla, perciò nasconderle sarebbe un esercizio fatto a fini estetici.

L’Artista non deve avere necessità di spettatori paganti od ancora di compratori. Il mostrare la propria Arte dovrebbe dare solo gioia e rendere rispetto. Cosa che nell’ ultimo secolo è stata perfettamente travisata.

L’Artista moderno si slega dal passato prossimo. Non ha necessità venali, ma le stesse necessità fisiche riguardo l’espressione dei primi Artisti della storia. Mani soffiate di colori in una grotta e pitture di caccia grossa erano Arte prima della scrittura. Il bisogno di esprimersi è Arte.

L’Artista moderno non vive in programmi contenitore, vestendosi da sboccato critico di “questo e quello” vantando il proprio intelletto sopraffino. Dev’essere più collegato alle vene ed al cuore. Senza filtri.

L’Artista vive soprattutto nella realtà di ogni giorno. Non solo su Facebook, MSN, Twitter, Splinder o Netlog.
E la realtà è il posto che permette all’ Artista di essere il mostro di individualità, indifferenza, insensibilità sensibile che è quando compone, dipinge, suona, ride, piange.
Perché tutto ciò è reale. E in quel momento solo suo”.

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19 thoughts on “#OldSchool: il manifesto dell’anti estetismo.”

  1. “L’Arte dona libertà, se il critico è un vero critico o chi la segue ha il cuore scevro da parossismi moderni e false circostanze. Altrimenti si trasforma in una giostra. Un soldo per un altro giro”
    decisamente un post splendido caro Fabio!!

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      1. Già ho sbagliato a scriverlo… vedi te. “Gli ebrei sono buffi personaggi con froge sviluppate, cappellini inutili in testa, che quando leggono un libro fanno gli addominali da in piedi. Solitamente piangono miseria per quella moneta da 1 centesimo persa prima della comunione. E sono ferratissimi sulla ricerca di personale in Sud America e sui forni in ghisa….”

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  2. L’Artista non è il creatore di cose belle, ma sublima le sue emozioni. Suo compito è il ripescare verità che spesso egli stesso si nega, poiché fanno troppo male. Il reale, e quindi definitivo, è il solo orizzonte presente.

    ……….
    no adesso…dimmi se non devo sbavare…aloooora!? Qua cosa facciamo ti facciamo diventare uno famoso o no? Tanto per noi lo sei già. Un mito, unico, originale, intelligente, arguto, sensibile. Ti lovviamo Fabio.

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