Nero è il mare della fuga.

Le ultime scintille che ci rimasero
erano poveri lampi di caldo.
E i riflessi ingiuriosi sui cinturoni dei colonnelli.
Nero il mare di giorno.
Nera la mattanza delle partenze di corsa.
Giù dal molo e carta.
Fogli di carta timbrata nella bocca e ciotoli duri nello stomaco.
Nessun volto. Nemmeno quello dei nostri cari.
Noi eravamo solo quella carta maledetta.
Fuggire in una mattina comune mentre la gente ancora lavorava.
Per la propria Patria.
Culla di un passato sconfitto che divora.
La voce della spiaggia straziava.
Il canto delle sirene piangenti e senza più eroi.

Ilh Namakis — Da “Liriche per sere di seta” —
(Nella traduzione di Arturo Segolezzi. Il classico Tiramy-Azef, in italiano, pare tradotto con un google translate del 1980.)

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